Edilcommercio incontra… Luca Agresti, Assessore alla Cultura del Comune di Grosseto.

Edicommercio grosseto Agresti

Intervista a Luca Agresti
di Alessandro Vergni

Assessore Agresti, in questi giorni Grosseto festeggia perché è stata ammessa tra le dieci finaliste per la candidatura a Capitale della Cultura 2024. Un bel risultato se pensiamo che tante erano le città italiane candidate. Grosseto, nell’idea comune, ha sempre associato il suo nome più ad elementi legati alla bellezza del suo paesaggio che non a temi culturali. Come è nata l’idea di questa candidatura da lei fortemente voluta?

È frutto di un lavoro che risale a 5 anni fa, alla precedente Amministrazione. È un lavoro che è figlio di una visione di percorso. Abbiamo iniziato infatti ad occuparci per prima cosa dei contenitori, penso alla Biblioteca Chelliana, al Giardino dell’Archeologia, penso al Museo Luzzetti presso le Clarisse che è stata una grandissima novità per l’intero territorio; così come mi vengono in mente le Mura Medicee e il lavoro di recupero dell’ex Garibaldi destinato a diventare la casa della musica. Prima i contenitori, quindi, per poi lavorare sui contenuti. C’è stata alla base l’intuizione di poter andare oltre, di osare di più rispetto a quello che di solito è il sentire della nostra città. Sono già estremamente soddisfatto del risultato raggiunto, perché essere tra le prime 10 è molto importante per il nostro territorio.

Quali, a suo avviso, gli elementi centrali in tal senso?

Gli aspetti più rilevanti sono due: il primo è il fatto di aver rimosso un blocco psicologico che faceva sì che a Grosseto non si ritenesse di poter ambire a risultati legati all’eccellenza, era tutto circoscritto ad aspetti locali senza mirare mai seriamente a livelli nazionali. Grosseto è una città di eccellenze da un punto di vista ambientale, sportivo, agroalimentare, ma lo è anche dal punto di vista culturale. Questo è sicuramente il risultato più importante. L’altro attiene al dossier di candidatura che abbiamo presentato abbinando cultura e ambiente, un dossier che è anche un piano strategico, delle linee guida intorno alle quali, al di là del risultato del 2024, continueremo a costruire tanto sul tema della cultura, con la consapevolezza e l’umiltà che un piano strategico può sempre essere migliorato, implementato e rafforzato.

Lei ha parlato dell’importanza di intervenire in primis sui contenitori. Candidarsi a Capitale della Cultura significa anche riconsiderare i luoghi culturalmente votati di una città. Quali sono gli interventi principali e più urgenti da completare e quanto sta investendo in termini di risorse il Comune su questo capitolo di spesa?

L’Amministrazione ha investito milioni di euro già nel quinquennio precedente, come già detto. C’è ora la massima attenzione nel proseguire su questi interventi, come l’adeguamento del piano superiore della Biblioteca Chelliana e il completamento del palazzo ex Garibaldi; ce ne sono altri poi, per i quali abbiamo già ottenuto delle risorse grazie ai piani nazionali di intervento PINQUA e PNRR che finanziano la riqualificazione del territorio. Sono questi interventi che serviranno ad aumentare ancora la qualità delle Mura Medicee e del Cassero Senese, così come i Bastioni del Maiano, della Cavallerizza. Tutti interventi inseriti all’interno di una visione unica che ha due significati fondamentali: affermare la nostra identità e garantire un’opportunità maggiore nelle offerte turistiche che presentiamo a chi ha il piacere di venire a visitare i nostri luoghi.

Guardare al 2024 significa avere davanti due anni densi di iniziative e di percorsi proposti sia dal Comune che dalla città. Che tipo di ricaduta vi aspettate per il settore del turismo e per quello delle attività economiche in generale?

Già essere entrati tra le dieci finaliste rappresenta un volano turistico importante. In questi giorni stiamo uscendo nei principali organi di informazione a livello nazionale, il che contribuisce alla visibilità e alla crescita del territorio. Inoltre, investire in maniera efficace ed efficiente in un settore come quello culturale porta senza ombra di dubbio con sè una declinazione economica positiva sulla quale dobbiamo tutti lavorare. Una crescita magari indiretta, ma possibile anche grazie a chi, venendo, porterà turismo a Grosseto.


Colgo dalle sue parole un invito a fare sistema con ancora maggiore decisione, tra politica, attività produttive e società civile.

Assolutamente sì. Il nostro territorio è conosciuto principalmente per il turismo legato alla balneazione, tant’è che delle circa 5.500.000 presenze turistiche annue che si sviluppano nell’intera provincia di Grosseto, l’80% si sviluppa nel mese di luglio – agosto verso il mare. Aumentare l’offerta in termini di contenuti con una forte opera di comunicazione porterà da una lato a destagionalizzare, dall’altro ad aumentare il numero di presenze sul territorio. È un processo, anche questo, di tipo culturale che è già iniziato.

Quindi, concludendo, possiamo dire che se anche l’obiettivo principale resta quello di tagliare il traguardo del 2024 da vincitori, siamo in presenza di una scommessa che abbiamo già iniziato a vincere.

Certo, sia per l’aspetto di crescita identitaria ed economica sia, soprattutto, per il superamento di quel blocco psicologico che rischiava di tenerci fermi. Tutto ciò permette anche di guardare ad altre future sfide nazionali e internazionali con la consapevolezza che Grosseto può concorrere a pieno titolo al raggiungimento dei risultati migliori.